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giovedì 27 giugno 2013

GUERRILLA MARKETING

di Maria Rosaria Iglio

Guerrilla Marketing: immagini scelte da Studio Logos in Progress, agenzia di comunicazione integrata e pubbliche relazioni (Lugano-Switzerland).
In questo video, pochi secondi di unconventional mind, in omaggio al marketing non convenzionale.

GUARDA LO SPOT

 Chi sono i guerriglieri del marketing?
"Sono provocatori o guru rivoluzionari? Da quando si è cominciato a parlare di "guerriglieri del marketing" questo interrogativo si sente ripetere spesso. Ma cos'è il guerrilla marketing? In senso lato si potrebbe dire che sta al marketing tradizionale come la guerriglia sta alla guerra. La guerriglia si fa con armamento leggero e truppa irregolare, sfruttando la conoscenza del terreno, l'effetto sorpresa, la manipolazione psicologica, la complicità delle popolazioni locali. La guerriglia non è costosa, ma può avere effetti devastanti, perchè consente ai piccoli di sfidare i giganti,costringendoli a danzare, a mutare di passo,certe volte a cedere o a cadere...." (Guerrilla Marketing - Mente, persuasione, mercato - Jay Conrad Levinson e Paul R.J. Hanley)

martedì 18 giugno 2013

Omologazione: la "setta" degli yes men

Il leader, il guru, il predicatore, il ciarlatano, il guaritore e i numerosi  loro "compagni di merende" diventano tali e soprattutto mantengono questo ruolo perchè qualcuno glielo consente. E' fuori dubbio che vantino delle qualità di persuasione innate e sfruttate ad arte, come un fascino carismatico inebriante, ma a nulla servirebbe tutto questo senza un "popolo di seguaci" pronti a legittimarne con costanza e abnegazione il ruolo. 
Attraverso un processo di spersonalizzazione si delinea un'unica entità, in cui l' individualità lascia volontariamente il posto alla massificazione.
 Mi riferisco a sette, comunità, gruppi, chiamateli come meglio ritenete, in cui migliaia di adepti riescono a dare un senso alla loro vita e alle loro azioni solo attraverso un'omologazione del pensiero. Ogni pastore ha un proprio gregge, ogni guru ha un proprio seguito, uomini che come pecore perdono la propria autonomia per uniformarsi al gruppo, trovando nel conformismo una nuova identità. Il senso della vita? Non rischiare, non assumersi responsabilità, non scegliere, non distinguersi. 
E da questa omologazione del pensiero scaturisce un fenomeno ancora piu' complesso e pericoloso, l'omologazione nella comunicazione: simboli, immagini, slogan diventano gli unici mezzi identificativi di un'appartenenza, senza lasciare spazio alla creatività, alla sorpresa, alla improvvisazione e all'originalità.
Fenomeno questo che si rischia di incontrare anche nell'improprio uso dei social e di internet come strumenti di comunicazione e informazione:notizie copiate, redatte in maniera semplicistica, assenza di ricerca e approfondimento. parliamo tutti la stessa lingua o meglio ancora usiamo tutti sempre le stesse parole ... Anche questa è omologazione o omogeneizzazione e livellamento del pensiero, che rende impossibile una prospettiva critica. Dalla comunicazione verticale (leggo un libro, approfondisco un argomento) rischiamo di passare a una comunicazione orizzontale (navigo su Internet, vedo tutto ma in fondo non so niente).
La foto che ho scelto per questo post credo sia la piu' rappresentativa del non volersi distinguerei e del peggior processo di omologazione che ha condizionato gravemente il sistema globale, economico e sociale. Non siamo di fronte a poveri uomini sempliciotti, ma ai cosiddetti businessmen, ben adeguati alle logiche di interesse e di potere di chi sta sopra di loro. Sono gli yes men, servili e sottomessi, gratificati dall'approvazione di quell'occhio che scannerizza i loro abiti, le loro ventiquattrore, ma non i loro pensieri e le loro azioni
Un occhio cui sono devoti e che riconoscono come giudice e guida

giovedì 13 giugno 2013

MOVIE HIPSTER KIT - Collage di oggetti stilizzati come locandine di film cult

di Maria Rosaria Iglio

Una collezione che ha scatenato la mia fantasia.
Lancio una sfida

Grandi film cult rappresentati attraverso originali illustrazioni grafiche realizzate dall'artista francese Alizée Lafon, questo è Movie Hipster Kit. Ogni Film è individuabile attraverso un kit di oggetti stilizzati  e raccolti in "quadri"  dallo stile vintage. Un'idea assolutamente originale.
Un tributo alla settima arte con illustrazoni minimaliste...
A parte l'originalità di questi lavori, l'accuratezza nella tecnica e l'intelligente intuizione di questa giovane artista, ha catturato subito la mia attenzione anche la potenzialità che si nasconde dietro questa raccolta. Mi si è aperto un mondo e ne ho visto subito gli infiniti sviluppi, non solo nella settima arte. Ci sono mondi e personaggi che stuzzicano la mia fantasia: con quali oggetti li rappresenterei? Quale collage per personaggi pubblici, politici, vip, gruppi musicali o sportivi...?





E allora diamo sfogo alla fantasia, ovviamente non vi dirò di chi si tratta. Indovinerete voi...Io lancio l'idea e un artista la realizzerà.

1° KIT: mappa Australia - Manette e Big Ben - Cartelle e documenti diplomatici - Wanted - Computer

2° KIT: New York Times - Telefono fisso - Cellulare - Computer - tre lettere GWO - Cartella Top Secret - Colore sfondo: bianco, rosso, blu

3° KIT: Cronometro-Pistola-Isola-Scarpette chiodate - Numero 1 - Colore sfondo:giallo e verde

mercoledì 12 giugno 2013

METROPOLIS:modernità e contraddizioni

"Il cuore deve mediare tra il cervello e le mani..."

Ci sono immagini che non si possono dimenticare. Era il 10 gennaio 1927, e sugli schermi dei cinematografi di Berlino veniva proiettato per la prima volta il film muto Metropolis. Oltre a essere uno dei capolavori indiscussi del regista austriaco Fritz Lang, la pellicola ha contribuito alla nascita del cinema fantascientifico.  Il film è considerato il padre di Blade runner
La struttura narrativa e l'orizzonte immaginario del film sono stati spesso criticati in quanto semplicistici. Ma se l'assunto ideologico appare approssimativo e superficiale, altri elementi invece attivano un percorso semantico complesso e una serie di interrelazioni latenti molteplici, che aprono alla ricchezza delle significazioni. L'assunto ideologico del film, di impianto cristiano-conservatore, è invero attraversato da una serie di riferimenti che rinviano all'orizzonte della mitologia, della magia e dell'esoterismo, costituendo un tessuto simbolico di indubbia complessità. Metropolis è una città del futuro, caratterizzata da un forte sviluppo tecnologico e nel film di Lang costituisce una figurazione intensiva della modernità e delle sue contraddizioni...Come vedrebbe oggi Fritz Lang e una WebMetropolis? Quali sarebbero le sue contraddizioni?



Il pianista allo spettatore: «Non mi riprendere»

di Maria Rosaria Iglio

Quando lunedì sera Krystian Zimerman, ospite del Festival del pianoforte della Ruhr alla Filarmonica di Essen, in Germania, ha sorpreso una persona del pubblico che lo riprendeva con il telefonino nel bel mezzo delle «Variazioni su un tema popolare polacco in Si minore» di Karol Szymanowksi, ha reagito maluccio e, pur continuando a suonare, si è rivolto allo spione, seduto in balconata, chiedendogli di smettere.... Ma ormai la concentrazione era andata e dopo pochi istanti, visibilmente agitato, il 56enne pianista polacco ha lasciato il palco, fra lo sconcerto generale. Gli ci sono voluti diversi minuti per riacquistare la calma e tornare in scena dove, davanti all’ancora attonito uditorio, Zimerman ha giustificato l’eclatante gesto spiegando di aver già perso in passato numerosi contratti «perché i manager discografici mi dicevano: mi dispiace, ma è già su Youtube. La distruzione della musica a causa di Youtube è davvero enorme». Il pianista ha poi ripreso la sua esibizione, ma si è rifiutato di uscire per il bis e...continua (da Il Corriere della Sera.it)

Lungi da me negare che Youtube rechi danni alla discografia. Così come condivido le campagne contro la pirateria e proprio per questo sono tra coloro che ascoltano la musica anche tramite Spotify. 

 Però...alla lettura di questa notizia ho arricciato un pò il naso. Ho dubitato subito che si trattasse di un atteggiamento un pò troppo snob e di una reazione esagerata. Zimerman ha addirittra dichiarato che avrebbe piu' volte perso contratti con case discografiche proprio a causa dell'esistenza di suoi concerti già su Youtube... hanno avvalorato i miei dubbi alcuni commenti dei lettori del Corriere.
Come possiamo credere che dei discografici rinuncino alla produzione di un video o di un cd di altissimo livello solo perchè già presente in un video su youtube? Sappiamo benissimo quale può esssere la qualità di quest'ultimo e sappiamo anche quanto, oso dirlo, la diffusione della musica classica ne avrebbe giovamento... Di cosa stiamo parlando? La musica suonata da Zimerman necessita di un ascolto di qualità e non amatoriale...In questo caso Youtube danneggia forse molto di piu' l'ascolto dell'utente on line, che la produzione.  Ecco alcuni commenti che ho trovato in sintonia con il mio pensiero:

E' sola pubblicità gratuita. 05.06|20:43 Oriente

Come già qualcuno ha fatto notare, la qualità amatoriale della registrazione, pur se messa su youtube, non può portare ad una mancanza di vendite. Anzi il pubblicarlo su youtube fa pubblicità gratuita e, se piace agli ascoltatori di musica classica, il prodotto (cd o dvd video) si vende più che volentieri. Il problema evidentemente è altrove. Che si trovi un buon manager piuttosto.

 comportamento totalmente fuori luogo 06.06|10:33 pamo70

ma davvero dei manager discografici hanno detto quanto dichiarato da Zimmermann? Allora non ne capiscono niente di musica! Ma come si può paragonare l'ascolto di un video su youtube con un cd/dvd? Fossi in Zimmermann avrei mandato a quel paese questi discografici, non chi ha registrato con un telefonino il concerto. Io personalmente ho comprato diversi dvd di opere liriche dopo aver visto su youtube qualche frammento. Youtube è solo pubblicità, se Zimmermann non lo capisce, peggio per lui. Io, però, fossi stato al concerto, avrei preteso la restituzione del biglietto. Il rispetto del pubblico pagante (fior di quattrini visto che Zimmermann si fa sempre pagare bene) innanzitutto. Dopo questo fatto, sappia che non spenderò più un euro per comprare suoi cd o andare ad ascoltarlo ai concerti.


Lowbrow Art e le opere non convenzionali di Ray Caesar.

Riuscite anche voi a vedere come me una carica di umanità?



 Le immagini di Ray Caesar tradiscono una predilizione maniacale per la perfezione del dettaglio, non esiste minimo particolare che venga trascurato, ma non solo, nulla nell'immagine ha un ruolo secondario, ogni "tratto" è lì perchè deve evocare ricordi, pensieri, inquietudini...L'osservatore si sente trafiggere da sguardi , atteggiamenti, pose, oggetti e personaggi che parlano di trasgressione. Eppure siamo sempre di fronte a bellissime donne o giovani fanciulli, ma tutti danno l'impressione  di essere protagonisti di un momento di "rivalsa o sfida" in cui inquietando chi li osserva, compiono la loro vendetta.
Li trovo bellissimi e forse vi sembrerà assurdo ma a me paiono carichi di umanità.

Chi è Ray Caesar e come realizza le sue opere?
Ray Caesar è uno degli artisti piu' riconosciuti e apprezzati tra i rappresentante della LowBrow Art Nato a Londra nel 1958 comincia a disegnare fin da piccolo. Ancora adolescente si sposta con la sua famiglia a Toronto, in Canada dove inizia a lavorare come fotografo in un ospedale pediatrico in cui rimarrà per 17 anni. Svolge anche altri lavori in studi di architettura come disegnatore, lavora come grafico digitale in società di videogame e studi televisivi, raggiungendo anche un discreto successo. Il lungo periodo trascorso all’ospedale pediatrico sarà comunque fondamentale per la sua evoluzione artistica, tanto che, come lui stesso dice “è giusto che adesso io viva i miei sogni per coloro che non ne hanno avuto la possibilità nella loro vita… fare altrimenti sarebbe un peccato”. Il metodo di lavoro di Ray Caesar è molto interessante: i suoi quadri non sono realizzati con i metodi della pittura tradizionale, ma sono delle stampe di computer-grafica, cosa che sicuramente fa arricciare il naso a vaste schiere di addetti al settore. 
I suoi lavori nascono da diverse fasi di attività:inizialmente crea un modello tridimensionale del soggetto che viene via via modellato, colorato e arricchito di particolari fino a rendere un tipico effetto pittorico iperrealista. I suoi soggetti sono sempre bambine dallo sguardo penetrante, delle lolite che guardano nell’anima dello spettatore con l’aria inquisitoria e inquietante. Soggetti che a volte subiscono delle vere e proprie mutazioni fisiche negli arti: bambine-pipistrello, bambine-ragno, bambine-polpo. Un’infanzia che sta tra l’iper e il surreale, per niente rassicurante, come in una favola in cui l’orrore la stia per invadere.
 La Lowbrow Art, conosciuta anche con il nome di Surrealismo Pop, è un movimento artistico nato alla fine degli anni Settanta nell’area di Los Angeles negli ambienti che ruotano attorno alle riviste di fumetti underground, alla musica punk e ad altre sottoculture californiane: le opere hanno solitamente soggetti figurativi, spesso caricaturali e sono caratterizzate dall’uso di colori forti e da una accentuata decoratività. 
Il termine lowbrow venne usato per accentuarne la contrapposizione con quello di highbrow che in inglese colloquiale significa “intellettuale” o “cultura alta”. Il nome gli rimase appiccicato e si diffuse, nonostante non fosse del tutto appropriato. Molti esponenti del movimento provengono in molti casi da campi diversi da quelli artistici canonici: ci sono infatti fumettisti, illustratori, tatuatori, decoratori di auto “hot road”, ecc. Spesso questi artisti sono autodidatti e forse è il motivo per cui il movimento ha sempre trovato difficoltà ad inserirsi nei circuiti artistici tradizionali. Gran parte degli artisti sono pittori, ma tra le loro opere non è insolito trovare sculture e anche giocattoli. Il movimento della lowbrow art ha trovato molto seguito negli Stati Uniti, in gallerie e riviste specializzate che lo sostengono e lo diffondono, ma pochi riconoscimenti in Europa, dove per il momento è conosciuta ed apprezzata solo da un pubblico di nicchia.