Il leader, il guru, il predicatore,
il ciarlatano, il guaritore e i numerosi loro "compagni di merende"
diventano tali e soprattutto mantengono questo ruolo perchè qualcuno
glielo consente. E' fuori dubbio che vantino delle qualità di
persuasione innate e sfruttate ad arte, come un fascino carismatico
inebriante, ma a nulla servirebbe tutto questo senza un "popolo di
seguaci" pronti a legittimarne con costanza e abnegazione il ruolo.
Attraverso
un processo di spersonalizzazione si delinea un'unica entità, in cui l'
individualità lascia volontariamente il posto alla massificazione.
Mi
riferisco a sette, comunità, gruppi, chiamateli come meglio ritenete,
in cui migliaia di adepti riescono a dare un senso alla loro vita e alle
loro azioni solo attraverso un'omologazione del pensiero. Ogni pastore
ha un proprio gregge, ogni guru ha un proprio seguito, uomini che come
pecore perdono la propria autonomia per uniformarsi al gruppo, trovando
nel conformismo una nuova identità. Il senso della vita? Non rischiare,
non assumersi responsabilità, non scegliere, non distinguersi.
E
da questa omologazione del pensiero scaturisce un fenomeno ancora piu'
complesso e pericoloso, l'omologazione nella comunicazione: simboli,
immagini, slogan diventano gli unici mezzi identificativi di
un'appartenenza, senza lasciare spazio alla creatività, alla sorpresa,
alla improvvisazione e all'originalità.
Fenomeno
questo che si rischia di incontrare anche nell'improprio uso dei social
e di internet come strumenti di comunicazione e informazione:notizie
copiate, redatte in maniera semplicistica, assenza di ricerca e
approfondimento. parliamo tutti la stessa lingua o meglio ancora usiamo
tutti sempre le stesse parole ... Anche questa è omologazione o
omogeneizzazione e livellamento
del pensiero, che rende impossibile una prospettiva critica. Dalla
comunicazione verticale (leggo un libro, approfondisco un argomento)
rischiamo di passare a una comunicazione orizzontale (navigo su
Internet,
vedo tutto ma in fondo non so niente).
La foto che ho scelto per questo post
credo sia la piu' rappresentativa del non volersi distinguerei e del
peggior processo di omologazione che ha condizionato gravemente il
sistema globale, economico e sociale. Non siamo di fronte a poveri
uomini sempliciotti, ma ai cosiddetti businessmen, ben adeguati alle
logiche di interesse e di potere di chi sta sopra di loro. Sono gli yes
men, servili e sottomessi, gratificati dall'approvazione di quell'occhio
che scannerizza i loro abiti, le loro ventiquattrore, ma non i loro
pensieri e le loro azioni
Un occhio cui sono devoti e che riconoscono come giudice e guida

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